Parcheggi disabili aziendali: perché sono importanti per il PSCL?

parcheggi disabili

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Perché inserire parcheggi disabili nel PSCL? Ecco come gestirli per garantire l’accessibilità a tutti i dipendenti

Quando si parla di mobility management, spesso l’attenzione si concentra su trasporti collettivi, piani di smart working e azioni per la riduzione dell’impatto ambientale. Eppure c’è un tema centrale, che troppo spesso viene trattato come un dettaglio tecnico o un vincolo edilizio, ma che invece dovrebbe essere al centro di qualsiasi strategia di mobilità aziendale: l’accessibilità per i lavoratori con disabilità. In particolare, la gestione dei parcheggi disabili in contesto aziendale è uno di quegli aspetti che, se affrontati con consapevolezza e lungimiranza, possono restituire valore, coerenza e inclusività all’intero piano degli spostamenti casa-lavoro. Ma come inserire il parcheggio disabili nel PSCL?

Nel disegno della mobilità aziendale, i parcheggi per invalidi non devono essere una postilla. Devono essere una priorità, una presenza visibile e accessibile, un simbolo tangibile di ciò che l’azienda intende essere. Inserirli in modo strutturale nel PSCL significa guardare oltre la compliance normativa e investire in una cultura organizzativa più equa e responsabile. E per un mobility manager, significa ricordare ogni giorno che la vera sostenibilità passa anche – e soprattutto – dalle scelte che permettono a tutti di arrivare al lavoro senza ostacoli.

Parcheggio per disabili: cosa dice la normativa

La normativa italiana prevede che le aziende garantiscano l’accesso alle proprie sedi anche ai lavoratori con disabilità, nel rispetto della Legge 104/92 e del D.P.R. 503/96. Sebbene non sia sempre indicato un numero minimo obbligatorio di stalli riservati nei parcheggi privati, è considerata una buona prassi – recepita anche in molti regolamenti edilizi locali – prevedere almeno un posto per disabili ogni cinquanta presenti.

Il riferimento normativo più dettagliato in merito alla sosta disabili, il D.M. 236/1989, specifica che questi parcheggi debbano essere accessibili, ampi almeno 3,20 metri per consentire le manovre con mezzi attrezzati, e posizionati in prossimità dell’ingresso o in zone facilmente raggiungibili dai percorsi pedonali. Per poter ottenere il parcheggio per invalidi riservato in azienda, il lavoratore deve presentare il contrassegno disabili rilasciato dal Comune di residenza.

A quel punto, il mobility manager, in sinergia con il reparto HR e con il Facility, può procedere alla verifica e alla gestione della richiesta. Non si tratta quindi di una semplice “gentile concessione”, ma di un diritto da garantire nel quadro delle politiche di accessibilità aziendale.

Come inserire il parcheggio invalidi nel PSCL

Nel PSCL, troppo spesso, si privilegiano le dinamiche aggregate e si tende a trascurare le situazioni particolari, considerate marginali rispetto ai grandi numeri. In realtà, l’inclusione dei parcheggi riservati agli invalidi rappresenta un indicatore fondamentale della qualità e dell’attenzione del Piano Spostamento Casa Lavori.

Parcheggi disabili nell’analisi di accessibilità

Nella sezione di analisi dello stato dell’accessibilità alla sede, è importante mappare la presenza o l’assenza di stalli per la sosta invalidi, la loro collocazione all’interno del perimetro aziendale e il livello di accessibilità rispetto ai varchi, agli ingressi, agli ascensori e agli uffici.

Quando si passa all’analisi dei bisogni, diventa fondamentale considerare anche le esigenze di lavoratori con disabilità temporanee o non visibili, e per questo meno “intercettate” dai dati statistici. Un buon mobility manager dovrebbe prevedere strumenti di ascolto attivi e discreti, capaci di far emergere bisogni non sempre dichiarati.

Parcheggi per disabili nella parte progettuale

Quindi, nella parte di progettazione, si può proporre l’aumento degli stalli, la revisione della segnaletica, la riassegnazione degli spazi più comodi o l’attivazione di procedure chiare per richiedere l’utilizzo del parcheggio riservato. Tutti questi interventi non solo rendono più efficace il piano, ma contribuiscono a costruire una cultura aziendale più attenta alle persone.

Perché sono importanti (davvero) i posteggi per disabili in azienda

Prevedere parcheggi aziendali riservati non vuol dire semplicemente rispettare una norma: significa garantire a ogni lavoratore il diritto di accedere al proprio luogo di lavoro in condizioni di dignità, autonomia e sicurezza. Un dipendente che deve lottare ogni giorno per trovare un parcheggio su misura, che rischia ritardi o disagi a causa della mancata disponibilità di uno stallo accessibile, è un dipendente che lavora in condizioni svantaggiate. Non basta dire che “nessuno è escluso” se la mobilità quotidiana continua a essere un ostacolo. L’accessibilità è il primo tassello dell’inclusione e non può essere lasciata al caso. Garantire parcheggi adeguati significa riconoscere concretamente il valore di ogni persona, ed è un messaggio che si riflette anche all’esterno, nella reputazione e nell’identità dell’azienda. Se oggi parliamo sempre più di welfare, benessere organizzativo e sostenibilità sociale, ignorare questo aspetto sarebbe un grave errore di coerenza.

Best practice: cosa fanno le aziende più attente per l’accessibilità

In molte realtà aziendali virtuose, la gestione dei parcheggi riservati non si limita alla vernice blu sull’asfalto. Alcune imprese hanno introdotto sistemi digitali per la prenotazione degli stalli attraverso app aziendali integrate con i badge o con i gestionali HR, rendendo il processo trasparente e tracciabile. In altri casi, l’attenzione all’accessibilità si è tradotta in vere e proprie mappature interne che non riguardano solo i parcheggima anche l’intera rete di percorsi, ascensori, navette e servizi correlati. In aziende dove la cultura dell’inclusione è radicata, è prassi coinvolgere i dipendenti con disabilità nei tavoli di progettazione degli spazi e nelle attività di monitoraggio. Questo tipo di approccio restituisce una fotografia più realistica dei bisogni e consente di intervenire in modo mirato. Il mobility manager, in questo scenario, assume un ruolo chiave di connettore tra i dati tecnici e le esigenze umane, traducendo la pianificazione in soluzioni concrete.

Photo credit: Caleb Oquendo

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